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Quando San Tommaso nacque ad Aquino nel 1224 o 1225, la cittĆ era al centro di una vastissima contea cui dava il nome e di cui facevano parte tutti i paesi che oggi la circondano. A capo di questa contea era proprio il padre di Tommaso, il conte Landolfo, che, oltre a lui, ebbe numerosi latri figli tra cui Marotta, che seguendo lāinsegnamento e lāesempio del grande fratello, divenne monaca, e Rinaldo, che morƬ āper fedeltĆ alla Chiesaā contro lāImperatore.Quando San Tommaso nacque, nel 1226, la cittĆ di Aquino era al centro di una vastissima contea cui dava il nome e di cui facevano parte tutti i paesi che oggi la circondano. A capo di questa contea era proprio il padre di Tommaso, il conte Landolfo, che, oltre a lui, ebbe numerosi latri figli tra cui Marotta, che seguendo lāinsegnamento e lāesempio del grande fratello, divenne monaca, e Rinaldo, che morƬ āper fedeltĆ alla Chiesaā contro lāImperatore.
La famiglia era una delle più importanti dellāItalia meridionale, e il conte Landolfo, āGiustiziereā di Terra di Lavoro, era continuamente in guerra, per lo più prestando aiuto a Federico II, il grande Imperatore di Germania e di Sicilia, suo lontano parente che fu per molto tempo in lotta contro il Papa, e che oggi ĆØ ricordato soprattutto per lāimpulso che diede alla rinascita del suo regno, dellāarte, delle lettere, della filosofia e delle scienze. Ma non furono certamente le sue imprese di guerra, nĆ© la sua potenza, nĆ© la sua ricchezza che diedero fama ed onore a Landolfo. Fu, invece, la santitĆ e la sapienza di uno dei suoi tanti figli a consegnare alla storia e quindi al ricordo dei posteri, il nome suo e quello della sua famiglia. anche se fu proprio Landolfo a riempirgli la strada di ostacoli: per lungo tempo, infatti, non volle accettare la scelta di vita di Tommaso condotta allāinsegna della povertĆ , dello studio e della santitĆ . Una opposizione, quella di Landolfo, che non era molto condivisa dalla moglie, la contessa Teodora, la quale, in cuor suo, sapeva che quel figlio era destinato a cose grandissime, ma non del genere desiderate dal padre. Perciò quando Tommaso, nonostante fosse vissuto per parecchi anni nel monastero benedettino di Montecassino, manifestò lāintenzione di entrare in un Ordine mendicante, ella capƬ subito che questa era la volontĆ di Dio e questa era la strada che doveva percorrere. Infatti dovette subito ricordare la profezia che in un lontano giorno, quando ancora non si era resa conto di essere incinta di Tommaso, le fece un monaco chiamato Bono che conduceva vita da eremita nelle grotte dei monti che circondano Aquino
āGiosci madonnaā, le aveva detto, āperchĆ© tu sei incinta e partorirai un figlio che chiamerai Tommaso⦠Dio disporrĆ altrimenti della vostra volontĆ : egli sarĆ frate dellāOrdine dei Predicatori e rifulgerĆ per tanta scienza e santitĆ di vita che nessuno potrĆ trovarsi nel mondo tra i suoi contemporanei da reggergli a confrontoā.E che Tommaso fosse sotto la, protezione divina, fu praticamente confermato dal fatto che quando in una notte di tempesta un fulmine colpƬ la stanza dove dormiva Tommaso bambino insieme ad una sorellina, costei morƬ, mentre il futuro predicatore ne uscƬ praticamente illeso.Lāopposizione paterna perciò servƬ solo a rafforzare la vocazione e la decisione che Tommaso prese a Napoli, presso la cui universitĆ fu mandato a continuare gli studi dietro pressione dello stesso abate di Montecassino, impressionato dalle capacitĆ fuori dal comune del giovanissimo studente. Fu qui che la sua intelligenza di manifestò in modo superlativo superando brillantemente tutte le discipline universitarie, in special modo la logica e la filosofia.Qui Tommaso si buscò dai proprio compagni lāappellativo di āBue Mutoā per la sua massiccia figura e perchĆ© pur essendo il primo nello studio, era umile, serio, taciturno. Un appellativo questo che, qualche anno dopo, farĆ esclamare al più famoso filosofo di quel tempo quellāAlberto Magno che a Colonia fu suo maestro: āquesto bue muto manderĆ un giorno un tale muggito che ne risuonerĆ tutto il mondoā. Fu ancora a Napoli che allāetĆ di 17 anni e dopo una lunga maturazione, entrò nellāOrdine mendicante dei frati predicatori, fondato da San Domenico. famiglia tentò con ogni mezzo di opporsi, soprattutto con la forza, metodo che a Landolfo, uomo dāarme e rude castellano, sembrava il più efficace. Come in una scena da film western, i fratelli di Tommaso si lanciarono allāinseguimento del congiunto, che, dopo lāordinazione, si era messo in viaggio per Parigi con alcuni confratelli tra cui il Maestro dellāOrdine. Lo presero a viva forza e per oltre un anno fu tenuto prigioniero delle fortezze di Monte San Giovanni Campano e Roccasecca.Ma dopo aver usato tutti i mezzi in suo possesso, fino ad arrivare allāespediente di introdurre nella stanza del frate, per tentarlo, una bella donna che egli non esitò infuriato a scacciare con un tizzone ardente, la famiglia dietro pressione soprattutto della madre, decise di liberarlo. Ormai lāopposizione familiare poteva dirsi conclusa. Libero da queste preoccupazioni Tommaso si recò a Parigi e quindi a Colonia dove divenne lāassiduo discepolo del celebre monaco del suo stesso ordine Alberto Magno.A Colonia, alla scuola di Alberto, che rimase sbalordito dalla sua facilitĆ di apprendimento, di applicazione allo studio e di ragionamento, la fama dellāimmensa erudizione di Tommaso incominciò a spargersi ovunque in Europa. Molti studiosi e uomini di Chiesa si rivolgevano a lui ormai per risolvere delicate questiono teologiche e filosofiche.Ad Alberto Magno resterĆ poi legato da profonda devozione e venerazione per tutta la sua breve vita. E fu lo stesso suo Maestro che lo segnalò allāuniversitĆ di Parigi, la più āinfuocataā e più famosa e frequentata universitĆ di allora. Il grande predicatore entrò a Parigi preceduto da una vasta fama, che in questa cittĆ si allargò a dismisura. Le sue lezioni erano seguite da un pubblico di studenti ogni giorno più folto; le dispute teologiche che erano frequentissime, lo vedevano sempre partecipe e polemico, ma pacato, e i suoi interventi erano seguiti con un fervore appassionato da studiosi e gente comune.La sua mente era sempre occupata a studiare risposte da opporre alle argomentazioni degli avversari.Non si contano gli aneddoti che circolano su di lui in questo periodo. Si dice che un giorno, mentre era seduto al tavolo di Luigi IX il Santo, sbottando allāimprovviso, e battendo un pesante pugno sul tavolo, esclamasse: āecco la risposta da dare ai Manichei !ā, scandalizzando gli altri commensali ma non il Re, che, anzi, fece portare lāoccorrente perchĆ© Tommaso potesse appuntare lāidea che lo aveva illuminato. Dopo alcuni anni venne richiamato in Italia dove le maggiori universitĆ gli misero a disposizione le loro cattedre. Insegnò a Roma, insegnò a Napoli. Intanto nei ritagli di tempo tra le lezioni, i viaggi, che allora prendevano un tempo lunghissimo, tempo che egli passava in meditazione ed in preghiera, scriveva le sue opere. Grandi ed immortali opere, tra cui le sue due maggiori, la Somma contro i Gentili e soprattutto lāimmensa āSumma Theologicaā. Oltre a queste, Tommaso scrisse un centinaio di opere āminoriā. A quarantottāanni era lāuomo più in vista della Chiesa in quanto a dottrina, e come tale, il Papa Gregorio X lo chiamò come esperto al Concilio di Lione. Si rimise dunque in cammino per la Francia. Era partito da poco quando un banale incidente avvenuto vicino Teano, bloccò la marcia a Maenza, dove sentendosi male, Tommaso chiese ospitalitĆ nel castello della nipote Francesca dāAquino che lo accolse con devozione e venerazione.Qui purtroppo il male peggiorò, e sentendosi ormai vicino alla fine, espresse il desiderio di farsi trasportare nella vicina abbazia circestense di Fossanova, perchĆ©, come egli disse: āSe il Signore mi vuole visitare ĆØ meglio che mi trovi in una casa di religiosiā. Tommaso fu ospitato nella cella dellāabate, e tutti i monaci si prodigarono in ogni modo per alleviargli le sofferenze. La fine però era vicina; dopo aver chiesto ed ottenuto lāEucarestia, circondato dai confratelli e dai frati dellāabbazia, dolcemente morƬ. Era lāalba del 7 Marzo 1274. In quello stesso giorno a Colonia il suo Maestro Alberto Magno piangendo seppe da una visione della sua morte. Da allora sono trascorsi sette secoli e lāeco del suo nome e della sua dottrina invece di affievolirsi, si sono ingigantiti. Dal nome di Tommaso ĆØ derivato un nuovo ramo della filosofia chiamato ātomismoā; sotto la sua protezione il grande Papa Leone XIII volle porre le scuole cattoliche. A lui sono intitolati istituti, giornali specializzati, centri di studi in ogni angolo del mondo, universitĆ che tanto tempo fa furono nobilitate dal suo insegnamento.āAquinateā si chiama la grande facoltĆ di teologia dellāItalia meridionale a Napoli; āAngelicumā, da uno dei tanti appellativi che ebbe in seguito, si chiama una Pontificia UniversitĆ di Roma, retta dai suoi confratelli; āSan Tommaso dāAquinoā ĆØ il nome di una delle più importanti universitĆ della grande Asia, quella di Manila nelle Filippine. E altre ancora, nel Nuovo e nel Nuovissimo Mondo, terre di cui il nostro grande Santo ignorava, come tutti i suoi contemporanei, lāesistenza.
Tempo fa in un articolo, il prof. Ettore Paratore chiamandolo āNostro grandissimo connazionaleā ha detto che Tommaso dāAquino ĆØ stato āil più forte, il più esemplare temperamento di ragionatore che si sia mai trovato al mondoā. Ma le definizioni su di lui e sulla sua opera non si possono contare, tante sono oggi e sono state numerose attraverso i secoli.
E da secoli, grazie a lui, come ebbe a rimarcare il Papa Paolo VI il 14 Settembre 1974 nella grande piazza a lui intitolata, in mezzo ad una moltitudine di popolo, insieme al suo, anche il nome di questa cittĆ , āVola per gli spazi e per il tempoā.
